«L’Occidente non esporti nel mondo la sua crisi di valori». Dall’Africa può venire un aiuto, ma l’Europa sappia ascoltare

 

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“La cosa più grave è che si sta perdendo il senso di un rapporto vitale tra l’uomo e Dio e perdendo questo legame perdiamo il senso dell’uomo, della sua dignità, il valore stesso della vita”. Una crisi di valori e di fede che “l’Occidente con la sua potenza tecnologica, mediatica, militare, sta trasportando nel mondo intero”.

Risponde così ad africaeuropa il card. Robert Sarah quando gli si chiede quale sia la sfida più grande che attende il mondo moderno. Nato in Guinea Conakry nel 1945 il cardinal Sarah è dall’ottobre 2010 presidente del Pontificio Consiglio “Cor Unum”, istituito da Papa Paolo VI nel 1971 per essere strumento della carità del Papa. Tra i compiti di Cor Unum ci sono anche la gestione della Fondazione Giovanni Paolo II per il Sahel, istituita nel 1984 per la lotta contro la siccità e la desertificazione, e la Fondazione “Populorum Progressio”, creata nel 1992, al servizio delle popolazioni indigene, meticce, afroamericane e contadine povere d’America Latina e del Caribe.

Quali sono le implicazioni di quella che Lei definisce come una rottura nel legame tra l’uomo e Dio?

“Dio è la sorgente dell’amore e se l’uomo si stacca dalla sua sorgente diventa come un albero senza più radici, destinato a morire. Per questo oggi uccidere un uomo per interesse è tanto facile. Pensiamo alle tante guerre, alle armi vendute per guadagno. Abbiamo tolto Dio e l’abbiamo sostituito con altri idoli:  il dio denaro, il dio potere, il dio politica e l’uomo non conta più, i valori non ci sono più. Noi stessi creiamo i nostri valori, determiniamo cosa è bene e cosa è male. Questo lo vedo oggi soprattutto nel mondo occidentale, mentre in altri continenti come l’Asia, l’ Africa e l’Oceania incontro ancora valori religiosi e umani, l’importanza di Dio nella vita sociale. Ma purtroppo l’Occidente con la sua potenza tecnologica, mediatica, militare, sta trasportando nel mondo intero la sua crisi gravissima di valori e di fede”.

Pensa, dunque, che da un continente giovane come l’Africa o dall’Asia possa venire un aiuto all’Europa per far fronte a questa crisi di valori?

“Se penso agli ultimi Papi tutti hanno riconosciuto la ricchezza spirituale dell’Africa. Benedetto XVI, nel 2009, durante il secondo sinodo dei Vescovi per l’Africa ha detto che il continente Africano è il polmone spirituale dell’umanità, aggiungendo, però, come anche questo polmone possa ammalarsi. Penso che Asia, Africa ed Oceania abbiano qualcosa da dare all’Europa, ma una potenza culturalmente così grande non sembra disposta a riceve quanto non viene dallo stesso Occidente. Eppure oggi sarebbe un arricchimento reciproco poter condividere le ricchezze tra continenti, invece è l’Occidente non evangelizzato che rischia di paganizzare il mondo”.

Da Vescovo africano come vede oggi le relazioni tra Africa ed Europa? Crede vi siano i presupposti per una relazione più giusta tra i due continenti?

“Nel mondo attuale dove ciò che importa è il guadagno, dove si sfrutta ciò che può essere sfruttato, non vedo come l’Occidente che ha scelto questa via, possa aiutare l’Africa. In Europa si parla di Africa solo quando c’è una guerra, un conflitto o per gli interessi dietro alle risorse, per il resto è un continente dimenticato. E quando arrivano i cinesi vengono criticati, ma che cosa hanno fatto gli europei per impedire che i cinesi arrivassero lì? I cinesi sono appena arrivati mentre l’Occidente è lì da secoli. Quello che interessa sono le risorse e non i valori culturali africani. Abbiamo Paesi poverissimi in cui ci sono armi sofisticate che vengono utilizzate per combattere tra africani stessi. Ma se questo accade è anche colpa dell’Africa, perché i leader politici africani invece di mettersi insieme, per sviluppare il continente si lasciano dominare da un Paese, ricevendo armi per combattersi gli uni gli altri. Non vedo che rapporto si possa costruire se non si riconosce prima di tutto il valore culturale e la dignità stessa di un intero continente. Perdonatemi se sono così radicale e severo, però ho sempre nel cuore la convinzione di San Paolo: “Spes non confundit: La speranza non delude”.

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