La “Dottrina Macron”:
«Serve un cambio di prospettiva e un nuovo asse afro-europeo»

“Il terzo grande progetto europeo, è il cambiamento di prospettiva nei confronti dell’Africa e la reinvenzione dell’asse afro-europeo. È la lotta di una generazione, ma credo che sia fondamentale per noi. L’Europa non avrà successo se l’Africa non avrà successo. Questo è evidente. Lo vediamo quando non riusciamo a creare sicurezza, pace o prosperità attraverso la migrazione. Lo vediamo perché l’Africa è nelle nostre società. Abbiamo una parte di Africa in tutte le nostre società e viviamo in sintonia. E quando dico Africa, intendo in senso lato l’Africa e la regione mediterranea”.

Emmanuel Macron

Vanno prese con cautela, lette, rilette e soppesate le parole del presidente francese Emmanuel Macron nell’intervista concessa alcuni giorni alla rivista Le Grand Continent di cui Africaeuropa riprende ampi stralci (rimandandovi alla lettura del testo integrale che potete trovare qui), perché non si possono scindere le parole dai fatti e, soprattutto, dalla storia.

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Ecco perché la crisi in Etiopia dovrebbe interessarci (ed essere in prima pagina)

Partiamo da una premessa: ogni guerra, ogni conflitto e ogni vittima dovrebbe interessarci. A maggior ragione se quelle denunciate sono vere e proprie stragi a danni di civili come testimonia il recente rapporto di Amnesty International sugli scontri nella regione del Tigray in Etiopia. Detto questo quanto sta avvenendo nel Paese africano e il rischio di una guerra civile dovrebbe interessarci – come italiani ed europei – per almeno quattro ragioni.

Se non sapete quello di cui stiamo parlando vi consigliamo questo articolo a firma dell’Ispi.

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Sei un imprenditore che guarda all’Africa? Il 2 e 3 ottobre va in scena il Vadoinafria business summit

Quando si parla di Africa, in Italia, è facile pensare soltanto a migranti, guerre e povertà. In realtà, il continente africano (che non è un Paese, ma 54) è tanto vasto quanto variegato. Il primo vero problema è che noi non lo conosciamo, ma andiamo per stereotipi. Facendoci del male da soli.

Questa l’idea intorno a cui Martino Ghielmi, 35 anni, da oltre dieci anni formatore e consulente aziendale, ha creato la community vadoinafrica.com con oltre diecimila iscritti che condividono ogni giorno esperienze, contatti e risorse utili.

“Il continente africano è oggi la frontiera per eccellenza per un imprenditore lungimirante. È l’unico che crescerà a livello demografico nei prossimi vent’anni (da 1,3 miliardi a 2,4 nel 2050) e ci sono interi settori economici in via di creazione” racconta Ghielmi “dalla trasformazione agroalimentare alle energie rinnovabili, passando per il fintech, la logistica, i servizi professionali ma anche moda e industrie creative in grande fibrillazione”.

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L’Italia si prepara alla guerra nel Sahel (ma nessuno lo sa)

Sarà per l’attenzione concentrata sul Covid e sui dubbi che riguardano la ripresa della scuola o, più semplicemente, sarà stato il caldo dell’estate e la mente ormai in ferie.

Sta di fatto che è passata nell’indifferenza generale, il 16 luglio scorso, l’approvazione da parte del Parlamento italiano del nuovo decreto missioni che prevede lo stanziamento di un contingente militare italiano in Mali.

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Corruzione in Nigeria: a Milano il “processo del secolo” contro Eni e Shell verso la sentenza

Sarà che è piena estate e che il caldo, specie a Milano, inizia ad annebbiare i pensieri. Sarà che siamo in pieno post Covid e la possibilità, fino ad alcuni mesi fa remota, di poter andare in vacanza è oggi per molti un sogno divenuto realtà. Sarà che la vicenda è complessa e non riassumibile in un titolo o in un semplice post, ma sembra non esserci molta attenzione da parte dell’opinione pubblica e dei mezzi di informazione, per quello che sta andando in scena al Tribunale di Milano dove si attende la sentenza di primo grado del processo “Opl 245”.

Non un processo qualunque: si tratta, infatti, del procedimento che vede alla sbarra due giganti del settore come Eni e Shell accusati di aver versato una presunta tangente da 1,1 miliardi di dollari per ottenere dal governo nigeriano i diritti di sfruttamento sul giacimento petrolifero Opl 245.

Non a caso c’è chi ha parlato di “processo del secolo”.

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Cosa significa essere neri in Europa? I dati di una ricerca
sulle discriminazioni nell’UE

Sulla scia del caso Floyd manifestazioni contro il razzismo nei confronti della popolazione africana o afrodiscendente si sono svolte, con più o meno intensità, in tutti i Paesi d’Europa.

Ma quel è la realtà delle discriminazioni nei confronti della popolazione afrodiscendente in Europa?

Proviamo a dare una risposta (certamente non esaustiva) ripescando dai nostri archivi i risultati di una ricerca, per la verità un po’ data, presentata al Parlamento Europeo nel novembre del 2018 e realizzata dall’Agenzia europea per i diritti fondamentali (FRA – Fundamental Rights Agency) dal titolo “Essere neri nell’Ue – Being Black in Eu”.

Per scaricare la ricerca clicca qui

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AfricaDay. L’invito del presidente Mattarella: «Massima attenzione alle relazioni con l’Africa»

La giornata dell’Africa ricorre annualmente il 25 maggio, anniversario della fondazione dell’Organizzazione dell’unità africana fondata il 25 maggio 1963, giorno in cui i leader di 30 dei 32 stati indipendenti del continente firmarono lo statuto ad Addis Abeba, in Etiopia.

Di seguito vi proponiamo il messaggio scritto dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

«La Giornata dell’Africa – che quest’anno celebriamo con modalità diverse da quelle consuete ma con pari intensità – mi offre l’opportunità di porgere i più cordiali auguri a quanti partecipano a questa iniziativa, a tutti i membri del Corpo diplomatico africano accreditati a Roma e a quanti quotidianamente si impegnano per rendere sempre più incisivo ed efficace il lavoro dell’Unione Africana.

La lungimirante decisione che, 57 anni orsono, portò alla nascita dell’Organizzazione per l’Unità Africana ha trovato da sempre nell’Italia un partner convinto e affidabile. Il nostro Paese sostiene con determinazione il progetto di una sempre maggiore integrazione del continente africano – sia a livello regionale sia sub regionale – e guarda con la massima attenzione alle relazioni con l’Africa nel suo insieme e con ciascuno dei Paesi che ne fanno parte: solo così, infatti, il Mediterraneo potrà essere fedele alla sua vocazione, storica e geografica, di ponte fra i due continenti.

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“Il generale” di Lorenzo Tondo: ecco come un’operazione
internazionale di polizia si è
trasformato nel più
internazionale degli imbarazzi

«Succede che nel 2017 un giornalista del New Yorker arriva a Palermo per occuparsi del caso Mered, il rifugiato scambiato per un trafficante. Parla con decine di persone, vola in Svezia ad incontrare la moglie del trafficante e infine riesce addirittura ad intervistare il vero Medhanie Yehdego Mered, che se la spassa in Uganda mentre in Sicilia un innocente rischia 15 anni di carcere al suo posto. Quando il New Yorker pubblica quell’articolo, di quasi 10 pagine, intitolato “The Wrong man”, in cui il reporter accusa le autorità italiane di aver catturato la persona sbagliata, in tanti storcono il naso a Palermo. E qualcuno arriverà ad insinuare che sono solo balle. Quel giornalista si chiama Ben Taub e ieri (4 maggio) ha vinto il Premio Pulitzer».

Così il giornalista Lorenzo Tondo ha annunciato sul suo profilo Facebook la vittoria del premio Pulitzer da parte di Ben Taub del New Yorker, per il suo articolo su un uomo rapito, torturato e privato della sua libertà nella prigione di Guantanamo (“Guantanamo’s Darkest Secret“).

Tondo, corrispondente del Guardian da Palermo (da cui copre l’intera area mediterranea), ha dedicato proprio al caso di Medhanie Tesfamariam Berhe un lungo lavoro di inchiesta culminato nel libro “Il Generale”. Di seguito vi propongo un’intervista realizzata a Como alla fine di febbraio.

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COVID-FREE: il sito italiano che raccogliere e diffonde le buone pratiche africane contro il Covid-19

C’è una resilienza in Africa che resiste al Coronavirus e corre di comunità in comunità, di Paese in Paese, come il suono di un tam tam.

Ad aggregarle così da aumentarne il volume e la portata è da una manciata di giorni un nuovo sito internet (https://www.covidfree-toolkit.org/) nato a Parma da un’idea di Federico Monica, architetto e ricercatore da anni impegnato in progetti di cooperazione in diversi Paesi africani con lo studio Taxibrousse, da lui fondato. Un’intuizione subito raccolta da Cleophas Dioma, rappresentante della diaspora Burkinabé in Italia e presidente dell’associazione Reseau (organizzatrice dellItalia Africa Business Week) che ha subito diffuso questa iniziativa tra i rappresentanti della diaspora africana in Italia e, tramite loro, decine di comunità nel continente africano. I risultati, a pochi giorni dal lancio, sono sorprendenti.

A questo link potete accedere al gruppo pubblico su Facebook dove condividere le esperienze conosciute e apprenderne di nuove.

Ne ho parlato in questo servizio per l’Agenzia Sir che potete leggere qui

Sei chiuso in casa? Da lunedì non perdere i “Vadoinafrica Talks”, sei giorni per cambiare prospettiva sull’Africa

Di Martino Ghielmi – fondatore di Vadoinafrica – ho sempre apprezzato la volontà di ribaltare l’immaginario che in Italia, ancora in troppi, hanno dell’Africa. E la voglia di farlo partendo dal basso, dalle storie di tanti italiani che stanno provando a creare nuove sinergie (economiche, culturali, sociali) con il continente. Non si tratta di un’operazione di rimozione dei problemi – badate bene – ma di saperli contestualizzare in una prospettiva molto più ampia e complessa fatta di sfide (tante) ma anche di opportunità (e futuro).

Per questo rilancio con piacere questa nuova iniziativa dei “Vadoinafrica talks” che da lunedì 30 marzo, per sei giorni, offre l’opportunità di mettersi in ascolto e interagire con imprenditori ed esperti che provano a fare non “in” ma “con” l’Africa.

Michele Luppi

Inizia lunedì 30 marzo “Vadoinafrica Talks”, il primo evento online dedicato a imprenditori e professionisti che vogliono creare sinergie con il continente africano.

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