Corruzione in Nigeria: a Milano il “processo del secolo” contro Eni e Shell verso la sentenza

Sarà che è piena estate e che il caldo, specie a Milano, inizia ad annebbiare i pensieri. Sarà che siamo in pieno post Covid e la possibilità, fino ad alcuni mesi fa remota, di poter andare in vacanza è oggi per molti un sogno divenuto realtà. Sarà che la vicenda è complessa e non riassumibile in un titolo o in un semplice post, ma sembra non esserci molta attenzione da parte dell’opinione pubblica e dei mezzi di informazione, per quello che sta andando in scena al Tribunale di Milano dove si attende la sentenza di primo grado del processo “Opl 245”.

Non un processo qualunque: si tratta, infatti, del procedimento che vede alla sbarra due giganti del settore come Eni e Shell accusati di aver versato una presunta tangente da 1,1 miliardi di dollari per ottenere dal governo nigeriano i diritti di sfruttamento sul giacimento petrolifero Opl 245.

Non a caso c’è chi ha parlato di “processo del secolo”.

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Cosa significa essere neri in Europa? I dati di una ricerca
sulle discriminazioni nell’UE

Sulla scia del caso Floyd manifestazioni contro il razzismo nei confronti della popolazione africana o afrodiscendente si sono svolte, con più o meno intensità, in tutti i Paesi d’Europa.

Ma quel è la realtà delle discriminazioni nei confronti della popolazione afrodiscendente in Europa?

Proviamo a dare una risposta (certamente non esaustiva) ripescando dai nostri archivi i risultati di una ricerca, per la verità un po’ data, presentata al Parlamento Europeo nel novembre del 2018 e realizzata dall’Agenzia europea per i diritti fondamentali (FRA – Fundamental Rights Agency) dal titolo “Essere neri nell’Ue – Being Black in Eu”.

Per scaricare la ricerca clicca qui

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AfricaDay. L’invito del presidente Mattarella: «Massima attenzione alle relazioni con l’Africa»

La giornata dell’Africa ricorre annualmente il 25 maggio, anniversario della fondazione dell’Organizzazione dell’unità africana fondata il 25 maggio 1963, giorno in cui i leader di 30 dei 32 stati indipendenti del continente firmarono lo statuto ad Addis Abeba, in Etiopia.

Di seguito vi proponiamo il messaggio scritto dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

«La Giornata dell’Africa – che quest’anno celebriamo con modalità diverse da quelle consuete ma con pari intensità – mi offre l’opportunità di porgere i più cordiali auguri a quanti partecipano a questa iniziativa, a tutti i membri del Corpo diplomatico africano accreditati a Roma e a quanti quotidianamente si impegnano per rendere sempre più incisivo ed efficace il lavoro dell’Unione Africana.

La lungimirante decisione che, 57 anni orsono, portò alla nascita dell’Organizzazione per l’Unità Africana ha trovato da sempre nell’Italia un partner convinto e affidabile. Il nostro Paese sostiene con determinazione il progetto di una sempre maggiore integrazione del continente africano – sia a livello regionale sia sub regionale – e guarda con la massima attenzione alle relazioni con l’Africa nel suo insieme e con ciascuno dei Paesi che ne fanno parte: solo così, infatti, il Mediterraneo potrà essere fedele alla sua vocazione, storica e geografica, di ponte fra i due continenti.

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“Il generale” di Lorenzo Tondo: ecco come un’operazione
internazionale di polizia si è
trasformato nel più
internazionale degli imbarazzi

«Succede che nel 2017 un giornalista del New Yorker arriva a Palermo per occuparsi del caso Mered, il rifugiato scambiato per un trafficante. Parla con decine di persone, vola in Svezia ad incontrare la moglie del trafficante e infine riesce addirittura ad intervistare il vero Medhanie Yehdego Mered, che se la spassa in Uganda mentre in Sicilia un innocente rischia 15 anni di carcere al suo posto. Quando il New Yorker pubblica quell’articolo, di quasi 10 pagine, intitolato “The Wrong man”, in cui il reporter accusa le autorità italiane di aver catturato la persona sbagliata, in tanti storcono il naso a Palermo. E qualcuno arriverà ad insinuare che sono solo balle. Quel giornalista si chiama Ben Taub e ieri (4 maggio) ha vinto il Premio Pulitzer».

Così il giornalista Lorenzo Tondo ha annunciato sul suo profilo Facebook la vittoria del premio Pulitzer da parte di Ben Taub del New Yorker, per il suo articolo su un uomo rapito, torturato e privato della sua libertà nella prigione di Guantanamo (“Guantanamo’s Darkest Secret“).

Tondo, corrispondente del Guardian da Palermo (da cui copre l’intera area mediterranea), ha dedicato proprio al caso di Medhanie Tesfamariam Berhe un lungo lavoro di inchiesta culminato nel libro “Il Generale”. Di seguito vi propongo un’intervista realizzata a Como alla fine di febbraio.

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COVID-FREE: il sito italiano che raccogliere e diffonde le buone pratiche africane contro il Covid-19

C’è una resilienza in Africa che resiste al Coronavirus e corre di comunità in comunità, di Paese in Paese, come il suono di un tam tam.

Ad aggregarle così da aumentarne il volume e la portata è da una manciata di giorni un nuovo sito internet (https://www.covidfree-toolkit.org/) nato a Parma da un’idea di Federico Monica, architetto e ricercatore da anni impegnato in progetti di cooperazione in diversi Paesi africani con lo studio Taxibrousse, da lui fondato. Un’intuizione subito raccolta da Cleophas Dioma, rappresentante della diaspora Burkinabé in Italia e presidente dell’associazione Reseau (organizzatrice dellItalia Africa Business Week) che ha subito diffuso questa iniziativa tra i rappresentanti della diaspora africana in Italia e, tramite loro, decine di comunità nel continente africano. I risultati, a pochi giorni dal lancio, sono sorprendenti.

A questo link potete accedere al gruppo pubblico su Facebook dove condividere le esperienze conosciute e apprenderne di nuove.

Ne ho parlato in questo servizio per l’Agenzia Sir che potete leggere qui

Sei chiuso in casa? Da lunedì non perdere i “Vadoinafrica Talks”, sei giorni per cambiare prospettiva sull’Africa

Di Martino Ghielmi – fondatore di Vadoinafrica – ho sempre apprezzato la volontà di ribaltare l’immaginario che in Italia, ancora in troppi, hanno dell’Africa. E la voglia di farlo partendo dal basso, dalle storie di tanti italiani che stanno provando a creare nuove sinergie (economiche, culturali, sociali) con il continente. Non si tratta di un’operazione di rimozione dei problemi – badate bene – ma di saperli contestualizzare in una prospettiva molto più ampia e complessa fatta di sfide (tante) ma anche di opportunità (e futuro).

Per questo rilancio con piacere questa nuova iniziativa dei “Vadoinafrica talks” che da lunedì 30 marzo, per sei giorni, offre l’opportunità di mettersi in ascolto e interagire con imprenditori ed esperti che provano a fare non “in” ma “con” l’Africa.

Michele Luppi

Inizia lunedì 30 marzo “Vadoinafrica Talks”, il primo evento online dedicato a imprenditori e professionisti che vogliono creare sinergie con il continente africano.

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Mettere l’Africa in prima pagina. La lettera della viceministro Del Re al Corriere

Pubblichiamo di seguito la versione integrale della lettera della viceministro agli Affari esteri Emanuela Del Re pubblicata sul Corriere della Sera del 18 febbraio 2020 dal titolo “Un futuro possibile in Afria”. (La lettera è tratta dal sito della Farnesina).

La viceministro del Re al centro

Caro direttore, di ritorno da una proficua missione in Senegal, mi chiedo come si possa rilanciare l’Africa nella narrativa italiana. Il presidente Conte, il ministro Di Maio e altri rappresentanti di governo si sono recati in Africa, dove io stessa ho compiuto numerose missioni. Dei 22 Paesi prioritari della Cooperazione allo sviluppo, 11 sono in Africa, e nei restanti Paesi vi sono molti scambi e attività inclusa un’attiva cooperazione in materia migratoria. Eppure l’Africa sembra restare nell’immaginario collettivo italiano un’area in cui si può intervenire solo nell’ambito dell’aiuto umanitario. Niente di più lontano dalla realtà.

Se guardiamo a cosa accade nel continente, ci accorgiamo che gli interlocutori e partner dell’Africa stanno intensificando i loro rapporti sia perché vedono opportunità di investimento e commercio, sia per le questioni di sicurezza. Non solo la Cina: Brasile, Paesi europei, Russia, Turchia, Corea del Sud, Giappone, Paesi del Golfo, India e altri. C’è un viavai continuo in Africa, con firme di accordi economici, investimenti.

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La strategia di Berlino in Africa: prima le merci poi la politica. E l’Italia?

Due Paesi, due approcci. Usando uno slogan potremmo dire: mentre il Regno Unito fa proclami, Berlino fa affari. Circa un mese fa, il 20 gennaio 2020, si apriva a Londra l’Uk-Africa Summit voluto dal premier britannico Boris Johnson per rilanciare le relazioni tra la Corona e il continente africano in una prospettiva post-Brexit.

Una ventina di delegazioni africane presenti, tante parole, contratti di investimenti firmati (per un valore di oltre 6,5 miliardi di sterline, circa 8,5 miliardi di euro), ma soprattutto la volontà di rilanciare il ruolo politico del governo britannico e quello finanziario della City di Londra*.

Decisamente diverso l’approccio tedesco: poche parole, qualche visita diplomatica in Africa, ma soprattutto una strategia basata sulla penetrazione commerciale delle proprie imprese.

A confermarlo è il sesto Forum Enonomico Germano-Africano in programma martedì 18 febbraio a Dortmund.

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Il piccolo Zaky e il gigante
el-Sisi: i grandi interessi
economici attorno all’Egitto

Cresce la preoccupazione per la sorte di Patrick Zaky lo studente e attivista egiziano, in Italia per seguire un master all’Università di Bologna, arrestato lo scorso 7 febbraio all’aeroporto del Cairo, dove era appena atterrato con un volo proveniente dal nostro paese.

A lui sono stati contestati i reati di “istigazione al rovesciamento del governo e della Costituzione“.

Secondo gli avvocati della sua famiglia, Zaky è stato arrestato in seguito a un ordine di cattura spiccato nel 2019 ma mai notificato. In detenzione, lo studente sarebbe stato oggetto di pestaggi e torture, tra cui l’elettroshock.

Per capirne di più sulla vicenda di Zaky e sulla realtà delle detenzioni illegali e la repressione in Egitto vi segnaliamo questo interessante approfondimento dell’Ispi. (clicca qui)

Mi limito ad aggiungere alcuni dati che fanno capire quando oggi sia difficile e limitata la possibilità (e, ancor di più, la volontà) di un’azione diplomatica forte nei confronti della autorità egiziane. Le stesse ragioni valgono purtroppo anche per il tentativo di sapere la verità sulla fine di Giulio Regeni.

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Un mondo di disuguaglianze: tutti le vedono, nessuno fa nulla. “Ma va bene così”

Puntuale come ogni anno, in concomitanza con il Forum di Davos, l’ONG Oxfam ha diffuso il suo rapporto sulle diseguaglianze nel mondo.

I dati che ne derivano sono impietosi ed evidenziano un costante e inesorabile aumento della disparità a livello glogale: la ricchezza globale, in crescita tra giugno 2018 e giugno 2019, resta fortemente concentrata al vertice della piramide distributiva: l’1% più ricco, sotto il profilo patrimoniale, deteneva a metà 2019 più del doppio della ricchezza netta posseduta da 6,9 miliardi di persone.

Ovvero i 2.153 miliardari (i vari Jeff Bezos di Amazon, Bill Gates di Microsoft, Warren Buffett di Berkshire Hathaway e Bernard Arnault della mason Louis Vuitton, solo per citare i quattro più ricchi) detengono più ricchezza di 4,6 miliardi di persone, circa il 60% della popolazione globale.

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