L’Italia e l’impegno militare nel Sahel. La visita del ministro Guerini in Mali e Niger

“L’Italia intende rafforzare la sua presenza in Sahel, un’area caratterizzata dalla presenza di gruppi terroristici, che si sostengono economicamente attraverso la gestione di traffici illeciti di ogni genere: droga, armi, esseri umani, diretti soprattutto verso l’Europa. La sua stabilità è quindi determinante non solo per la sicurezza della regione, ma per gli immediati riverberi sulla sicurezza della stessa Europa. Un’azione sinergica della Coalizione per il Sahel, dell’UE e dei Paesi, europei e non, impegnati in questa regione è quanto mai indispensabile per raggiungere quegli obiettivi di sicurezza necessari alla tutela dei nostri comuni interessi”.

Parole pronunciate dal Ministro della Difesa italiano Lorenzo Guerini, il 20 maggio 2021, al termine della missione di due giorni in Africa, durante la quale si è recato in Mali e in Niger per una serie di incontri istituzionali e per salutare il personale militare italiano impiegato nell’ambito di missioni bilaterali e sotto egida UE e ONU.

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Caso OPL 245 in Nigeria: il “Processo del secolo” contro Eni e Shell verso la sentenza

Come sono fatti un miliardo di dollari? Forse dovremmo chiederlo a Dan Etete, ex ministro del petrolio nigeriano, e figura chiave del “Processo del secolo” che, al Tribunale di Milano, va verso la sentenza di primo grado.

Dopo circa due anni di dibattimento il processo in corso a Milano sull’OPL 245 è giunto alle fasi conclusive: la sentenza è attesa per il 17 marzo, quando si riunirà la camera di consiglio, o in subordine il 31 marzo.

C’è chi parla di “Processo del secolo” e, forse, non sbaglia: per il coinvolgimento di due giganti del settore petrolifero, come Eni e Shell, per l’ammontare dell’investimento 1,3 miliardi di dollari e per il peso degli imputati: nel 2017, Eni, Shell e 13 tra manager, politici e intermediari sono stati rinviati a giudizio con l’accusa di corruzione internazionale per l’acquisizione del blocco petrolifero offshore. Nessuna azienda grande come la Royal Dutch Shell è mai stata processata per reati di corruzione.

Nel frattempo, per la stessa vicenda, ci sono stati già due pronunciamenti, nei confronti dei due intermediari Emeka Obi e Gianluca Di Nardo. Nel settembre del 2018, dopo il rito abbreviato sono stati condannati entrambi a quattro anni di reclusione.

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“Illuminare le periferie”
non solo oggi, ma ogni giorno

Oggi non è solo difficile capire cosa sia successo nella Repubblica Democratica del Congo – dove sono stati uccisi l’ambasciatore italiano, Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci e l’autista Mustapha Milambo -, ma anche comprendere i racconti e le ricostruzioni che arrivano da una terra complessa (come, forse, ce ne sono poche al mondo) e ai più sconosciuta.

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La “Dottrina Macron”:
«Serve un cambio di prospettiva e un nuovo asse afro-europeo»

“Il terzo grande progetto europeo, è il cambiamento di prospettiva nei confronti dell’Africa e la reinvenzione dell’asse afro-europeo. È la lotta di una generazione, ma credo che sia fondamentale per noi. L’Europa non avrà successo se l’Africa non avrà successo. Questo è evidente. Lo vediamo quando non riusciamo a creare sicurezza, pace o prosperità attraverso la migrazione. Lo vediamo perché l’Africa è nelle nostre società. Abbiamo una parte di Africa in tutte le nostre società e viviamo in sintonia. E quando dico Africa, intendo in senso lato l’Africa e la regione mediterranea”.

Emmanuel Macron

Vanno prese con cautela, lette, rilette e soppesate le parole del presidente francese Emmanuel Macron nell’intervista concessa alcuni giorni alla rivista Le Grand Continent di cui Africaeuropa riprende ampi stralci (rimandandovi alla lettura del testo integrale che potete trovare qui), perché non si possono scindere le parole dai fatti e, soprattutto, dalla storia.

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Ecco perché la crisi in Etiopia dovrebbe interessarci (ed essere in prima pagina)

Partiamo da una premessa: ogni guerra, ogni conflitto e ogni vittima dovrebbe interessarci. A maggior ragione se quelle denunciate sono vere e proprie stragi a danni di civili come testimonia il recente rapporto di Amnesty International sugli scontri nella regione del Tigray in Etiopia. Detto questo quanto sta avvenendo nel Paese africano e il rischio di una guerra civile dovrebbe interessarci – come italiani ed europei – per almeno quattro ragioni.

Se non sapete quello di cui stiamo parlando vi consigliamo questo articolo a firma dell’Ispi.

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Sei un imprenditore che guarda all’Africa? Il 2 e 3 ottobre va in scena il Vadoinafria business summit

Quando si parla di Africa, in Italia, è facile pensare soltanto a migranti, guerre e povertà. In realtà, il continente africano (che non è un Paese, ma 54) è tanto vasto quanto variegato. Il primo vero problema è che noi non lo conosciamo, ma andiamo per stereotipi. Facendoci del male da soli.

Questa l’idea intorno a cui Martino Ghielmi, 35 anni, da oltre dieci anni formatore e consulente aziendale, ha creato la community vadoinafrica.com con oltre diecimila iscritti che condividono ogni giorno esperienze, contatti e risorse utili.

“Il continente africano è oggi la frontiera per eccellenza per un imprenditore lungimirante. È l’unico che crescerà a livello demografico nei prossimi vent’anni (da 1,3 miliardi a 2,4 nel 2050) e ci sono interi settori economici in via di creazione” racconta Ghielmi “dalla trasformazione agroalimentare alle energie rinnovabili, passando per il fintech, la logistica, i servizi professionali ma anche moda e industrie creative in grande fibrillazione”.

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L’Italia si prepara alla guerra nel Sahel (ma nessuno lo sa)

Sarà per l’attenzione concentrata sul Covid e sui dubbi che riguardano la ripresa della scuola o, più semplicemente, sarà stato il caldo dell’estate e la mente ormai in ferie.

Sta di fatto che è passata nell’indifferenza generale, il 16 luglio scorso, l’approvazione da parte del Parlamento italiano del nuovo decreto missioni che prevede lo stanziamento di un contingente militare italiano in Mali.

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Corruzione in Nigeria: a Milano il “processo del secolo” contro Eni e Shell verso la sentenza

Sarà che è piena estate e che il caldo, specie a Milano, inizia ad annebbiare i pensieri. Sarà che siamo in pieno post Covid e la possibilità, fino ad alcuni mesi fa remota, di poter andare in vacanza è oggi per molti un sogno divenuto realtà. Sarà che la vicenda è complessa e non riassumibile in un titolo o in un semplice post, ma sembra non esserci molta attenzione da parte dell’opinione pubblica e dei mezzi di informazione, per quello che sta andando in scena al Tribunale di Milano dove si attende la sentenza di primo grado del processo “Opl 245”.

Non un processo qualunque: si tratta, infatti, del procedimento che vede alla sbarra due giganti del settore come Eni e Shell accusati di aver versato una presunta tangente da 1,1 miliardi di dollari per ottenere dal governo nigeriano i diritti di sfruttamento sul giacimento petrolifero Opl 245.

Non a caso c’è chi ha parlato di “processo del secolo”.

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Cosa significa essere neri in Europa? I dati di una ricerca
sulle discriminazioni nell’UE

Sulla scia del caso Floyd manifestazioni contro il razzismo nei confronti della popolazione africana o afrodiscendente si sono svolte, con più o meno intensità, in tutti i Paesi d’Europa.

Ma quel è la realtà delle discriminazioni nei confronti della popolazione afrodiscendente in Europa?

Proviamo a dare una risposta (certamente non esaustiva) ripescando dai nostri archivi i risultati di una ricerca, per la verità un po’ data, presentata al Parlamento Europeo nel novembre del 2018 e realizzata dall’Agenzia europea per i diritti fondamentali (FRA – Fundamental Rights Agency) dal titolo “Essere neri nell’Ue – Being Black in Eu”.

Per scaricare la ricerca clicca qui

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